venerdì 17 ottobre 2014

Variazioni sul Tema

Le foto di oggi sono state scattate con il mio povero, piccolo cellulare; l'importanza della forma, in questo post, non c'è, prevale il contenuto (non mio ;) ).
Queste nuvolette dolci (la ricetta in calce, perchè sempre di un foodblog si tratta), assieme a un buon tè, sono solo il pretesto, questa volta, per scrivere il post: un'accompagnamento dolcissimo ad un'altrettanto dolcissima scrittura.

Fin da quando ero piccola ho sempre amato leggere, ricordo Natali passati con un libro in mano (il regalo più gradito tra tutti) e la perenne febbre a 39°C; passata qualche ora avevo sempre gli occhi che bruciavano per quanto erano stanchi, ma ero talmente coinvolta dalla storia da non riuscire mai a smettere. E quel regalo tanto amato durava a malapena due giorni.
Nella mia nuova casetta, finiti i lavori, sono stati proprio i libri, vissuti, amati, letti e sfogliati (alcuni almento dieci volte, altri stento una volta solo) ad entrare per primi.
E quanto mi dispiace per quelli che ho "abbandonato" (in ottime mani, ovviamente) a casa dei miei... piccoli, grandi momenti della mia storia lasciati a sonnecchiare sugli scaffali di una libreria.



Scrive Pennac:
"Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara.
Ed è a una persona cara che subito ne parleremo.
Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire.
Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo.
E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà.
Noi siamo abitati da libri e da amici."
D. Pennac, Come un romanzo.
da PensieriParole

In questo caso la persona cara è la mia prof. di Italiano del Liceo e oggi voglio condividere con voi il prologo di uno tra i miei libri preferiti,  sperando che possa stregare anche voi e affascinarvi come ha fatto con me.
"C'era un gran rumore negli universi. Generazioni di stelle nascevano e morivano sotto lo sguardo di telescopi assuefatti, fortune elettromagnetiche venivano dissipate in un attimo, sorgevano imperi d'elio e svanivano civiltà molecolari, gang di gas sovreccitati seminavano il panico, le galassie fuggivano rombando dal loro luogo d'origine, i buchi neri tracannavano energia e da bolle frattali nascevano universi dissidenti, ognuno con legislazione fisica autonoma.
Ovunque si udiva il grido angoscioso di schegge, brandelli, filamenti, scampoli, frattaglie chimiche e asteroidi nomadi che cercavano invano l'intero a cui erano uniti fino all'istante prima. Era un coro di orfani e profughi spaziali, in fuga verso il nulla con un muggito di mandria terrorizzata.
Fu in questo scenario di divorzio universale che un giovane ardito atomo di ossigeno si slanciò dal trapezio della vecchia molecola per volare verso un nuovo trapezio, dove lo attendeva un atomo di idrogeno per una nuova eccitante combinazione. Ma, dopo un triplo salto mortale, l'atomo acrobata mancò per un nonnulla le braccia protese dell'idrogeno-porteur, e precipitò nel vuoto sidereo con un urlo angoscioso.
L'atomo di ossigeno era il nipotino preferito di una gigantesca stella Supernova che, impazzita per il dolore, puntò la sua massa contro una piccola galassia lenticolare, e già si attendeva il lampo e lo schianto di un miliardo di stelline, quando improvvisamente si fece un gran silenzio.
Tutto nei cieli si fermò."
S. Benni, Elianto


Meringhe:
150g di zucchero
2 albumi
qualche goccia di limone

montare a neve ben soda gli albumi addizionati di un paio di gocce di limone, quindi aggiungere poco alla volta lo zucchero, continuando a montare il composto con la frusta.
Una volta che la meringa sarà ben ferma, spumosa e lucidissima, cun una sac à poche creare delle piccole nuvolette, spolverizzare con delle codette colorate e infornare in forno preriscaldato a 120°. Dopo 10-15 minuti spegnere il forno e lasciare le meringhe lì dentro fino a completo raffreddamento.*



il grado, il tempo e la temperatura d cottura sono legati al tipo di forno. L'unico modo per sapere con precisione come cuocerle e fare delle prove!

lunedì 13 ottobre 2014

Bruschette caprino e fichi


In questi giorni l'autunno lo si percepisce solo al mercato, con il cambio stagionale di frutta e verdura. 
Il clima  invece ci sta regalando ancora qualche giorno di quell'estate che si è fatta attendere (invano).
Sarà l'aria frizzantina, ma ancora decisamente poco ottombrina, sarà che l'estate me la sono passata a guardare la pioggia scorrere sui vetri delle finestre (e quando tornava il bel tempo a pulire i suddetti vetri, sigh) ma in questi giorni ho una gran voglia di passeggiate, di uscite con gli amici, di birra fresca, di esplorare posti nuovi...
- c'è anche da dire che come sempre queste voglie vanno a braccetto con esami imminenti -.-'  - 
In questo sono stata fortunata: quest'anno ho conosciuto persone speciali con cui condividere nuove esperienze, che mi istigano al girovagare ( :) ) "ricercatori di paesaggi nascosti" come si sono definiti, sognatori, giocatori, nerd acculturati, persone con cui ti fai km e km stretti come sardine in macchina parlando fitto fitto per tutto il giorno e poi torni a casa la sera e anzichè salutarli ti ritrovi ancora a mangiare assieme, con le palpebre a mezz'asta, la stanchezza nelle ossa, ma la risata ancora fresca e la felicità di condividere ancora qualche minuto...

( I miei amici sono talmente carini che solo per gentilezza e affetto si sono scarrozzati su per la salita sulle sole spalle millemila chili di lavagna che ora campeggia maestosa nell'ingresso...una cosa stupenda, un regalo unico.. 'na figata pazzesca!

Come non premiarli quindi, dopo 'na faticata del genere, con uno spuntino super tosto per rifarsi di tutto sforzo fatto? )


Bruschette caprino e fichi:
3-4 fichi freschi e ben maturi (con questo sole sfido, io!) 
fette di pane tiepido, appena bruschettato (consiglio un toscano, o un multicereali) 
Formaggio spalmabile di capra 


La ricetta sta tutta nella bontà della materia prima (di più non si può fare), oltre ai fichi freschissimi, al caprino "appena munto" e al pane caldo di forno basta aggiungere qualche gheriglio di noce e una goccia di miele di castagno.
Qui in versione bruschetta, con il pane caldo appena tostato, ma se ne mettete un'altra fetta sopra avrete dei panini perfetti per uno degli ultimi pic nic di stagione!





mercoledì 1 ottobre 2014

istantanee

Arriva un messaggino da una tra le mie più care amiche di una vita
"mi cade uno zaino pesantissimo con dentro strane cose... indovinate che?" 

??? seguono interrogativi ???

Foto

E lì per lì ce ne posta alcune risalenti ormai al Pleistocene. 
Che capelli. Che mise! Che facce!!!
E niente! La nostalgia ha preso il sopravvento... mai mai mai dimenticare quei tesori nascosti che sono le foto!

Da lì  mi sono messa a guardare le foto fatte (con il cellulare) negli ultimi tempi, pensare a quante volte per sbaglio, per distrazione, per mancanza di spazio abbiamo buttato via ricordi importanti... e ho deciso di archiviare quelle che mi sono più preziose (lo spazio disponibile è sempre troppo poco, ahimè) e da questa voglia improvvisa, ho capito di dover continuare a custodire e proteggere questi tesori.
Ecco come è nato questo post: sono le foto scattate con il cellulare, messe online, ma... non si sa mai...
ecco che vi scarico uno "zainetto" di foto, recenti, ok, (quelle dei 15-16-17-18 anni sono assolutamente Top Secret!!!Ero un mostro!!!) ma comunque ognuna nata da un pensiero, un amore, un'immagine o dal sentimento di quel momento.

A questo post credo ne seguirà ogni tanto qualche altro...

venerdì 26 settembre 2014

Il risveglio che vorrei

7.00 di mattina.
La sveglia suona.
Un braccio nudo emerge dalle lenzuola e lentamente tenta di raggiungere la sorgente di tutto quel frastuono. La manca più volte. Dall'altra parte del letto un tonfo e un tafferuglio di cuscini avverte che è ora di far tacere quel maledetto rumore.
Finalmente il palmo della mano, con un sonoro crack colpisce la sveglia che di colpo tace.

7.20
La sveglia suona di nuovo.
Oltre al braccio fa capolino da sotto le coperte anche un occhio, la palpebra ancora calata come a difendere dal nuovo giorno quella pupilla sensibile. si socchiude un po' e tra le ombre del mattino individua l'odiata scatola nera.
Il braccio ora più veloce -sa già dove colpire- scatta in avanti e ferma il baccano.

In lontananza un cane abbaia.

7.45
Si riaccende per la terza volta quel maledetto apparecchio strepitante.
La mano lo afferra, lo scuote, lo schiaccia quindi lo lascia cadere inerme a terra.
La palpebra si serra, la bocca si contorce in una smorfia come se quel fragore provocasse un dolore fisico. 
Accanto un movimento congesto e stizzito, le coperte si ritraggono attorno al corpo come a proteggerlo.
Poi il silenzio.
Un russare leggero, il bus che passando fa tintinnare leggermente i vetri della finestra.

7.50

7.58

8.10

8.15

8.25
Un occhio si apre. Lo segue l'altro.
Si richiudono con calma.
E di colpo le lenzuola vengono scaraventate giù dal letto, i muscoli si contraggono per far balzare giù dal letto quel corpo ancora carico di tutto il sonno della notte, il panico negli occhi, la fretta nelle mani.
E'tardi!
E via in un turbine di vestiti, dentifricio, spazzolini e camicette, il giorno è iniziato con prepotenza, esco di casa con ancora un biscotto in bocca, il maglione in mano, e il pigiama che, dopo essere stato tirato in aria, deve ancora raggiungere il pavimento.



Avena, farro soffiato e quinoa soffiati, qualche uvetta, una cascata di frutta fresca appena tagliata e un cucchiaio di yogurt alla vaniglia.
Questo è il risveglio che vorrei.