lunedì 14 aprile 2014

Il Brunch domenicale

Per Pasqua vorrei fare l'alberello con le uovette appese e i colori pastello, provare a cimentarmi con la colomba -con lievito di birra- (sto già indagando tra i vari blog, ma se avete qualche ricetta valida, per favore, linkatemela), mettere a posto i vasi e le piante in terrazza, finire i lavoretti di bricolage iniziati -ahem- a novembre, cucinare (e postare) qualcosa nel blog che sappia di primavera, di natura, di fiori, di verde, di rosa e d'azzurro, che non è una canzone, ma l'idea che quest'aria tiepida e le nuove fioriture mi danno di questa stagione inebriante.
Già in partenza so che non ce la farò mai a fare tutto :) ma chi ben cominica è a metà dell'opera, no?
E quindi cominciamo con grinta le nostre mattine pigre, prepariamoci una coccola, che ce la meritiamo sempre, partiamo dal slow per sopportare meglio la frenesia della settimana, godiamoci il sapore della domenica, perchè per la restante settimana ci sarà da correre, lavorare, dar vita ai progetti. Ma la domenica resta nostra!

Direttamente dal tavolo della cucina vi racconto la mia pranzolazione di domenica, il brunch, all'inglese, che fa più figo... ma sempre pranzolazione è, e ve la voglio raccontare con calma, come con calma mi sono srotolata dal letto e sono scivolata in cucina, tra il cinguettio degli uccellini e il profumo del caffè appena messo su.


Cocktail mimosa
Per due persone ho spremuto 4 arance fresche e polpose, di quelle gialle, perfette per ricavarne tanto succo, poi ho unito al succo la stessa  quantità di prosecco, una breve mescolatina e il cocktail è pronto per il brindisi mattutino. Servito freddo è perfetto per queste mattine soleggiate.

Insalata
ho scelto una misticanza di songino, lollo verde e rossa, e qualche fogliolina "orientale" di Tatsoi, Red giant e Mitzuna (alla Coop), poi ho versato due cucchiai di semi di girasole in un padellino antiaderente lasciandoli tostare da entrambi i lati. Un giro d'olio con olio, una macinata di sale e, a chi piace, una grattugiata veloce di zeste di limone completano l'opera.

Frittata di pasta ai funghi e tartufo
dal giorno prima mi era avanzato mezzo piatto di questa pasta  condita con un trito di funghi misti e porcini fatti saltare in padella con dell'olio al tartufo (meglio se con il burro aromatizzato), un pezzettino di peperoncino, due spicchi d'aglio e qualche ciuffetto di prezzemolo, i funghetti hanno avuto bisogno di una ventina di minuti per diventare teneri e di qualche goccio di vino per acquistare ancora più gusto. Solo alla fine ho unito al sugo della "panna" di riso, vellutata e gustosa e lasciato andare per altri due minuti sul fuoco vivace.
Due bei piattoni abbondanti di fusilli integrali cotti al dente sono stati spazzolati in men che non si dica; di pasta ne è avanzata giusto una mestolata, così la domenica ho preso due uova fresche di gallina, le ho sbattute con la forchetta ed ho aggiunto due cucchiai di latte, un goccino d'olio, una macinata di sale e pepe, poi vi ho unito gli avanzi di pasta, che chiamarli avanzi è quasi una tortura...
Ho fatto scaldare bene una padellina antiaderente sporcata con un filo d'olio e ho versato il composto.
Per far cuocere omogeneamente ho coperto il tutto con il coperchio, così che la parte superiore della frittata si solidifichi. Un profumo di funghi e tartufo si è sparso nell'aria, la pancia borbotta, protesta, scalpita; la pazienza è una virtù e solo una volta che il lato inferiore ha cominciato a brunirsi, stando attenta a non scottarmi, ho infine capovolto la frittata.
Un ultimo accento di gusto: una spolverata di pecorino stagionato e ancora 5 minuti sul fuoco, questa volta senza coperchio.


A completare il pasto della robiola freschissima, un quarto di piadina cotta al momento, e le immancabili fragole per dolce.


(questa è la tavola di Pasqua dell'anno scorso, per spronarmi a portare a termine i miei progetti, a monito del tempo che scorre e domenica prossima è sempre più vicina...)

sabato 8 marzo 2014

Citronbullar

Questo è il periodo dell'anno in cui impazzisco e comincio a piantare indiscriminatamente qualsiasi seme mi capiti sottomano.

E' anche il periodo dello shopping convulso, degli acquisti improvvisi, del nuovo stile di vestiti, ma questa è un'altra storia. 
Un altro post. 
Oggi voglio dare spazio alla Primavera :) 


Sono partita dai bulbi di tulipano, dai crochi, dagli anemoni che già spuntano impettiti dai vasi in terrazzo, passando per le piccole piantine di agrumi che ho trovato in sconto alla Coop (mandarini e limoni :) ), fino al nocciolo dell'avocado, messo in acqua giust'appunto ieri dopo che ehm...ho lasciato parzialmente ammuffire tutto il frutto in frigo perchè non avevo mai il coraggio di piantare il seme. 
Mo' aspettiamo e vediamo se ne viene fuori qualcosa ;)
su Pinterest avevo trovato un sacco di tutorial su come far nascere un avocado in casa, ma non sono molto fiduciosa del mio pollicione verde... 
E poi c'è stata la promessa di mettere su un vivaio di avocadi con Giulia che è sicuramente più brava di me a consumarli ;)



Poi la settimana scorsa sono andata dai genitori del mio coinqui-moroso e ho scoperto che avevano due ciotolone immense di cactus belli cicciotti, o meglio, di succulente e così ne ho approfittato per prendermi qualche piantina da mettere in acqua in attesa che butti fuori piccole radici...
Speriamo solo sopravvivano!


Certo è che questa sorta di torta lievitatissima non è sopravvissuta neanche una settimana. 
Snobbata dalla mamma ( "A me questi tipi di dolce proprio non mi fanno" cit. ) e schifata dalla sorella ( "mmm...sa troppo di limone" cit. 2.0 *) a mio avviso è una delle torte (passatemi il termine) più buone che abbia mai sfornato. In realtà è un panbriochone gigante, aromatizzato al limone, 'na roba goduriosa sbrodolante zucchero sciolto e soffice, spessa e ben saporita come piace a me.
L'idea di metterci poi la farina per pane nero, quella con i semini dentro, è stata la svolta epocale, la brioche acquista molto più "spessore" e più gusto!


* che poi come fa di grazia un dolce a sapere troppo di limone????




Per l'impasto
200g farina per pane nero, con semi vari (per intenderci io uso questa)
400g farina tipo manitoba
farina di grano tenero per infarinare il piano
8g lievito secco
250g latte
75g zucchero di canna
40g burro
1 cucchiaio olio evo
1 uovo

Per il ripieno
6 cucchiai di zucchero di canna
la buccia grattugiata di 5 limoni non trattati


Intiepidire il latte e scioglierci il burro e il lievito secco, aggiungere la farina per pane nero e lasciar riposare 5-6 minuti; unire l'olio, l'uovo leggermente sbattuto e impastando leggermente con la mano unire poco alla volta la farina tipo manitoba. Impastare bene tutti gli ingredienti fino ad avere una bella pagnotta liscia e non appiccicosa.
Mettere l'impasto a riposare in una ciotola tiepida coperta con pellicola trasparente e lasciate lievitare in frigo per circa 18 ore (o se come me avete una casa gelida anche a temperatura ambiente, ma occhio! Nell'impasto ci sono latticini e uova! Potrebbe rovinarsi).


Passato il tempo di lievitazione stendere l'impasto con un matterello ad un'altezza di circa mezzo cm e lasciare lievitare ancora un'oretta.
Cospargere con il ripieno e arrotolare stretto per il senso della lunghezza.
Praticare tre tagli longitudinali (per il senso della lunghezza del rotolo, per intenderci) e con i tre cordoni che si sono formati fare una treccia.
Arrotolare la treccia a formare una ciambella, appoggiarla su una teglia rivestita di carta da forno e lasciar lievitare per un'altra oretta coperta da un canovaccio pulito in un luogo tiepido e al riparo da correnti d'aria.


Accendere il forno a 250° e infornare quando arriva a temperatura, poi appena chiuso lo sportello del forno abbassare la temperatura a 190°.
Lasciar cuocere fino a che la superficie non è dorata (in questo caso verrà scura perchè un terzo della farina è per pane nero).
Per una cottura completa ci vorrà circa un'oretta (o almeno con il mio vecchissimo forno ci vuole così, spero a voi di meno!).





martedì 25 febbraio 2014

Pizza zucchine e robiola.

Si ha sempre meno tempo di cucinare per bene, di lasciar lievitare le idee assieme all'impasto, di prendersela comoda, sorridere al cielo e vedere buffi disegni tra le forme delle nuvole.
Questa domenica ho voluto andare contro la tendenza di questi ultimi mesi pieni di lavoro e impegni ed ho scelto cibi lenti, freschi e pieni d'amore lasciando al lunedì il precotto e il surgelato. 
Le mie verdure erano fresche, brillanti, un pomodorino diverso dall'altro.
Le farine ragionate*, di grano buono, macinate per bene, non quelle del supermercato, pre-impacchettate e spesso rimaste troppo tempo sugli scaffali per poter conservare intonso il sapore.
E il risultato è stato una domenica piena di amore, di profumi, di abbracci e di spicchi di pizza condivisi con tanto amore.


L'impasto
250g di acqua tiepida 
8g di lievito di birra secco
500g di farina (W 260**)
2 cucchiai d'olio extravergine di oliva
2 cucchiaini di sale fino



La farcitura
100g di robiola fresca
1 zucchina 
5-6 pomodorini pachino
1 cucchiaio di olio e.v.o.
sale grosso
origano o basilico (meglio se freschi)




Sciogliete il lievito nell'acqua ben tiepida, quindi cominciate a versare la farina poco alla volta mescolando con vigore con la mano cercando di incamerare aria all'impasto ancora semiliquido.
Quando avrete usato metà della farina aggiungete il sale all'impasto, l'olio e poi continuate a versare farina e mescolare fino ad avere un impasto liscio, omogeneo, morbido, ma non appiccicoso e facilmente improntabile con le dita. Continuate quindi ad impastare energicamente comprimendo sul tagliere l'impasto per far sviluppare bene la maglia glutinica, per dar forza all'impasto e aiutare anche la lievitazione.L'impasto deve avere una consistenza setosa, morbida, ma che se provate a lasciarvi sopra un'impronta quasi deve fare resistenza, deve avere un "tono", elasticità.
Mettere la pagnotta in una ciotola, coprire con un piatto o con la pellicola trasparente e lasciar lievitare in frigo per almeno 12/18h.
Finita la lievitazione versate il composto su un tagliere infarinato, e lasciate a temperatura ambiente per circa un'ora. Quindi stendete la pizza con le mani e trasferitela in teglia. Condite con un'emulsione di olio acqua e sale grosso, con la zucchina tagliata sottile, ciuffi di robiola e i pomodorini freschi. Aromatizzate con l'origano e/o il basilico, quindi infornate a 200° per circa 10-15 minuti.




*questa volta ho usato queste farine, arrivate di soppiatto nella mia dispensa e recapitate inaspettatamente fresche fresche circa 2 settimane fa... Di una qualità che rispecchia in pieno la serietà di un marchio famoso in tutto il mondo che non chiede, non si aspetta pubblicità, ma che mi sento in cuor mio di consigliare perchè merita veramente!

sabato 1 febbraio 2014

Pickled Radishes: Ravanelli sottaceto. Belli, eh... ma il sapore tutta un'altra cosa!



Son belli, per carità. Che poi non mi piacciano è un altro paio di maniche...



E' che le ricette le vedi sui blog, su Pinterest, su Istagram & Co., ma poi mica le assaggi? Mica sai di cosa sanno finchè non le provi? Ti va di fortuna se quel sapore particolare ti piace... Tipo con il tè matcha, due anni fa se non lo bevevi, non ci facevi i biscotti e non lo mettevi nella minestra non eri fashion. Io l'ho comprato, assaggiato, messo nei biscotti e nella minestra, ma non c'è verso: non lo riesco a buttare giù!
Così il coriandolo. Non trovandolo al supermercato ne ho fatto una coltivazione abusiva in ogni aiuola del terrazzo e cresce più della gramigna! Ora lo devo estirpare tutto perchè il sapore (per me) non è 'sto granchè... anzi... nella zuppa mi sapeva di piedi -.-'

E così è stato (perchè non c'è due senza tre) per i ravanelli sottaceto.
Troppo simpatici, tutti a fettine sottilissime dentro i barattoli, di una preparazione che dire facile è anche un po' ridicolo, colorati, di stagione, scrocchierelli, economici... ce le hanno tutte. Tranne la bontà.
Che poi sia un fatto di gusto personale e magari voi li provate e ve ne innamorate, questo è fuor di dubbio. Nel caso fatemelo sapere, impavidi e coraggiosi, che vi smollo i restanti 7 barattoli che ho in frigo (ma che prestissimo raggiungeranno, ahimè, la pattumiera (perchè sono anche poco furba e una volta che mi lancio in una nuova "ricetta" -chiamarla ricetta è anche un po' eccessivo- ne faccio in grandi quantità, così se mi piace ne ho una scorta. Ecco. E' quando non mi piace che diventa un problema!).





2 mazzolini di ravanelli freschissimi e croccanti, ben lavati e asciugati
3 tazze di aceto (per me di mele)
1 tazza e mezzo di acqua
3 cucchiaini di sale
2 cucchiai di zucchero (per me di canna)
3-4 foglie di alloro
qualche spicchio d'aglio
qualche grano di pepe nero



Tagliate finemente i ravanelli con l'aiuto di una mandolina e disponeteli in vasetti di vetro puliti e asciutti.
Fate bollire l'aceto con l'acqua, il sale, lo zucchero e le spezie.
Una volta che il sale e lo zucchero si saranno sciolti e il composto comincerà a bollire versate il liquido, ancora bollente, sui ravanelli.
Chiudete ermeticamente e lasciate raffreddare, appena freddi potranno essere consumati.



Si conservano in frigo per circa una settimana